la
puntuale disamina effettuata dalla Gazzetta del Sud nell’edizione di domenica 4
agosto a mio avviso non deve rimanere lettera morta. In breve alcuni cittadini,
ormai oltre la mezza età, sempre distinti per partecipazione attiva ed anche
critica alla vita del paese, intervistati mettono in evidenza come per gli
anziani nel nostro paese non esistano luoghi di aggregazione oltre quelli
spontanei. Per cui nei mesi freddi non rimane che rintanarsi in casa anche per
evitare le insidie dovuta alle patologie stagionali che in taluni casi possono
rivelarsi oltremodo pericolose.
E’
una sacrosanta verità, quella descritta dalla voce dei diretti interessati, che
con questa mia intendo rafforzare e far risuonare nei contesti del distretto
socio – sanitario di Melito.
Grama
la vita delle persone anziane, e questa è una amara realtà. A fronte di un sistema
familistico ancora resistente, che non abbandona i propri vecchi, pur con mille
difficoltà ed enormi sacrifici ( nove carer su dieci sono donne, da una recente
ricerca ) di genere, vi è una debole risposta Istituzionale.
Non
esiste un sistema di trasporti adeguato ed accessibile che permette la cura in
autonomia delle relazioni parentali.
I
Servizi alla persona non esistono praticamente più dalla scorsa primavera,
compresi i servizi di cure domiciliari di recente interrotti dagli Enti
accreditati a causa dei ritardi di pagamento dell’Azienda Sanitaria
Provinciale.
Luoghi
di aggregazione strutturati, come denunciato nell’articolo di Gazzetta del Sud
non ne esistono a fronte di un patrimonio edilizio presente nell’Area che di
giorno in giorno si deteriora sempre più, cade in rovina e rappresenta un
eterno monumento allo spreco di denaro pubblico.
E
tanto si è scritto sulla riduzione di servizi al Tiberio Evoli.Per cui è superfluo
soltanto accennarne.
Il
bisogno non incontra la risposta.
Si
rileva un sistema dove il diritto di avere una risposta si scontra con mille
tortuosità burocratiche che diviene slogan elettorale a ridosso della
competizioni comunali e vuoto cosmico durante le gestioni ordinarie e
straordinarie.
Quali
soluzioni di fronte a questo deserto dei
diritti?
Sicuramente
far sentire la propria voce, come accaduto, e dare continuità a questa discreta
ma ferma querelle. Con il sostegno disinteressato anche di chi non vive la
problematica, giusto per una questione di civiltà.
Ripristinare
da subito l’ufficio del Piano di Zona, interrotto da oltre un anno, luogo dove
per legge e logica il bisogno viene letto e di conseguenza programmata la
risposta.
E
nulla vale la precotta litania che non vi sono fondi. Non sempre ciò giustifica
la mancata programmazione. Anzi, quasi mai.
Far
nascere e soprattutto sostenere Associazioni di tutela, ripristinare i ogni
comune, a partire dal capofila, Melito, la Consulta delle Politiche Sociali,
luogo dove Enti ed Associazioni si mettono al Servizio dell’Ente di Prossimità
per esprimere proposte e leggere congiuntamente i bisogni.
Il
patrimonio storico posseduto dall’Area Grecanica in termini di Associazioni e
cooperative, pur ancora sotto choc dal fumus degli ultimi mesi, deve trovare la
giusta collocazione nel sistema della politiche sociali distrettuali, come determinano
le leggi ed i regolamenti comunali.
E
su questo molto dipende da noi operatori sociali.
Quindi
prevedere capitoli di bilancio più centrati sui bisogni delle fasce deboli che
su altre azioni effimere anche se di sicuro effetto.
Occorre
ripartire e farlo subito, prima che ci si abitui al nulla e lo si consideri
norma, mentre norma, in un contesto civile non è.
Nel
pigro e sonnacchioso agosto dell’area grecanica fermarsi un attimo in attesa
della rinfrescata può essere sicuro danno al mondo dei diritti e dei bisogni.