domenica 20 settembre 2009

Breve comunicato per un giornalista coraggioso

L’ho già fatto in forma privata ma desidero pubblicamente complimentarmi con te e la tua trasmissione, Tandem, nella quale in verità mi sento dentro avendo diverse volte partecipato attivamente.
La trasmissione sulle navi sommerse, che ci riguarda da vicino, è stata partecipata, coraggiosa e condotta con tocco arguto.
Questo è il sistema per denunciare le cose senza cadere di stile o creare acredini inutili che non giovano alla crescita del nostro contesto.
I cittadini ci hanno dimostrato come ancora ci sono verità sommerse che nessuno vuole andare a scovare.
È stato anche il loro spazio.
L’invito è, caro Enzo, di continuare con il coraggio e lo stile dimostrato, tenendo in debito conto che altro è toccare argomenti leggeri, per quanto importanti, altro è la salute, l’inquinamento, le connivenze, la mafia e lo Stato assente, se non peggio.
Ciò comporta attacchi, invidie, delegittimazioni e rischi che la storia ci indica come fisiologiche reazioni anticorpali alla verità.
Sappi che avrai il mio sostegno.

sabato 19 settembre 2009

la voce del mare di settembre

Solo a settembre , magari inoltrato, si possono sentire le onde sciabordare.
In spiaggia non c’è nessuno, né salti né urla.
Allora si sente il mare.
Oggi, nuotando nel mare di Melito, mi sono sentito tra Scilla e Cariddi.
Quegli immensi polifemi che sovrastano la nostra collina per mandare nell’etere segnali che facilitano, anzi, ridondano, la nostra comunicazione.
Al largo il mostro senza volto, ma vivente per bocca di un pentito.
Cosa avrà nella sua pancia il mostro? Scorie di alta tossicità media, bassa, poco conta prima che si apra la sua pancia…. speriamo presto.
Le onde sciabordano e portano voci lontane, che sussurrano cose più grandi di noi.
Mafia, politica, servizi segreti.
Stupratori seriali del nostro mare e delle nostre vite.
Ma è vero o non è vero che ogni cammino inizia con un primo passo?
O è solo una frase da cioccolatini?
Domano tornerò a trovare il nostro liquido primordiale che ancora, complice il bel tempo, ancora ci abbraccia e gli chiederò scusa per non averlo difeso come merita.
E confidando nel suo perdono.

venerdì 18 settembre 2009

le tre domande

Oggi a Melito un pubblico consesso permetterà ai cittadini di ascoltare quello che le Istituzioni ritengono utile fare per identificare, monitorare e bonificare la nave sommersa con il suo oscuro carico, nei fondali del nostro mare.
Apparati statali colpevoli, le cosche esecutrici, le istituzioni silenti.
Ciò detto è già storia.
Da adesso in poi ci interessa la vicenda, perché le domande sono tante, e tutte inquietanti.
La prima è la madre di tutte le domande.
Cosa giace nel nostro mare? Cosa e quanta spazzatura ammorba le acque dove ci immergiamo da maggio ad ottobre?
Ovviamente bisogna effettuare una ricognizione per sapere ciò, magari facendoci raccontare dai protagonisti di questa vicenda che, se provata la correlazione con l’incidenza tumorale, potrebbe essere una strage.
Ma questo è allarmismo e casomai se ne parla dopo.
La seconda è cosa le Istituzioni pensano di fare.
Oggi pomeriggio sentiremo da loro i processi che intendono attivare, anche perché adesso è inutile sommergere anche l’iceberg emerso oltre le punta!
Se danni ci possono essere per il turismo e l’immagine forse ci sono già.
Anzi triplicherebbero se non si affronta bene e visibilmente la situazione.
La terza domanda è quando pensano di intervenire.
E tutti speriamo …subito!
Bene ha fatto Enzo Vinci a prendere di petto la situazione senza omissioni o timori di disturbare nessuno.
Qualche remora personalmente la mantengo sulla location dell’ Evento.
Se ancora permane l’impossibilità per le persone disabili ad accedere alla Sala a causa, come si è detto, dell’ascensore non attivo, ciò non va bene.
A pomeriggio…

mercoledì 9 settembre 2009

il pupazzo di stracci

Se per un istante Dio dimenticasse che io sono un pupazzo di stracci
e mi regalasse un poco di vita, forse non direi tutto quello che penso
ma in definitiva penserei tutto quello che dico.
Darei valore alle cose, non per ciò che valgono,ma per quello che significano.
Dormirei poco, sognerei di più,sapendo che per ogni minuto che chiudiamo gli occhi perdiamo sessanta secondi di luce.
Andrei quando gli altri si fermano,starei sveglio quando gli altri dormono.
Ascolterei quando gli altri parlano,e come gusterei un buon gelato di cioccolata!
Se Dio mi concedesse un poco di vita,vestirei leggero, mi appiattirei al sole,
lasciando scoperto non solo il mio corpo ma anche la mia anima.
Dio mio, se avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio
e aspetterei il sorgere del sole.
Dipingerei sulle stelle una poesia di Benedetti con un sogno di Van Gogh,
e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che dedicherei alla luna.
Annaffierei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle spine
e il bacio incarnato dei petali.
Dio mio, se avessi un poco di vita.
non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente che amo, che la amo.
Convincerei ogni donna o uomo che sono i miei preferiti e vivrei innamorato dell’amore.
Agli uomini dimostrerei quanto si sbagliano a pensare che si smette di innamorarsi quando si invecchia, senza sapere che si invecchia quando si smette di innamorarsi.
A un bambino darei ali, ma lascerei che imparasse a volare da solo.
Ai vecchi insegnerei che la morte non arriva con la vecchiaia ma con il dimenticare.
Tante cose ho appreso da voi uomini.
Ho appreso che ognuno vuole vivere in cima alla montagna, senza sapere che
la vera felicità sta nel modo di salire la scarpata.
Ho appreso che quando un neonato stringe con il suo piccolo pugno,
per la prima volta, il dito di suo padre, lo tiene intrappolato per sempre.
Ho appreso che un uomo ha il diritto di guardare un altro dall’alto in basso
soltanto quando deve aiutarlo ad alzarsi.
Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma alla fine
non potranno servirmi molto perché quando mi riporrete dentro la valigia,
purtroppo io starò morendo.
( G.G.Marquez)

il confine

Prendo spunto da un fatto di cronaca riportato oggi dai media, Ovvero la morte di un detenuto di origine tunisina presso il carcere di Pavia.
Questa persona si è lasciata morire, dentro i suoi 21 chili terminali, spontaneamente, nell’indifferenza dello Stato che avrebbe, nel contesto rieducativo quale dovrebbe essere l’istituto di Pena, essere protetto e garantito a livello di salute fisica e psichica.
e' dato certo che le nostre carceri assumono sempre di più le caratteristiche di veri e propri manicomi, in quanto generano disagio e servono alla Società per non vedere i “mostri” ( questo concetto lo affermava Franco Basaglia , padre della psichiatria democratica).
Molto meno servono alla rieducazione dei detenuti.
Dov’è la Carta Costituzionale in questi postacci?
Per caso è rimasta fuori ad uso e consumo del perbenismo imperante che genera lo stesso malessere spesso affrontato con l’isolamento e la segregazione?
Quello che morto ieri è un uomo, forse con i sui errori, se li ha commessi, ma senz’altro con i suoi diritti che sono stati apertamente violati .
A questo punto apro una riflessione.
Dove finisce la “rieducazione” e dove inizia la vendetta.
Le condizioni dei detenuti si fanno sempre più drammatiche.
Affollamento, prevaricazione, carente tutela della salute, inesistente sicurezza, scarse speranze di inserimento successivo nei processi vitali societari.
Come può un essere umano, per quanto colpevole di qualsiasi delitto, riflettere sulla propria vita e non abbrutirsi per sopravvivere in quei contesti?
Dove stanno le forze sociali alle quali la società demanda il perseguimento del welfare?
Un primo passo va fatto.
E potrebbe essere il non cancellare dalla mente l’esistenza di questi esseri umani ai quali viene spesso negato il “diritto” di scontare una pena e non di subire una vendetta.
Anche quello il nostro luogo.

domenica 6 settembre 2009

Il linguaggio comune parla ancora una lingua diversa

Non voglio assolutamente ridurre l’importanza del convegno del 5 settembre, a Bagaladi. Abbiamo operativamente tracciato una pista da seguire da oggi in poi. Personalmente ho scoperto una realtà viva, quella di Bagaladi, dove fervono giovani idee e notevoli iniziative, non ultima quella di ragionare sui Servizi alla persona.
Quello che mi è mancato, ieri, è stata l’Area.
L’assenza di alcuni Enti Locali è pesata.
Da domani Bagaladi e Melito parleranno il linguaggio comune nei servizi alla persona, ovvero attiveranno progettazione, mappatura del terzo settore, attivazione delle risorse umane ed economiche, censimento dei bisogni e sportello unico d’acceso e programmazione.
E gli altri?
Continueranno a ragionare sotto il campanile o dovremmo attivare un sistema di comunicazione e rete, anche grazie ai convenuti di pregio, come Melito che è capofila e sede di distretto, e la Comunità Montana.
Magari perdendo un pò di tempo non preventivato.
Ecco la scommessa.
Convincere anche gli assenti della necessità che parlare una koinè in questo settore vuo dire civiltà.
Se da domani attivassimo i servizi alla persona in modo capillare, come richiede il territorio, oltre sulla diffusione del benessere potremmo intervenire anche sul versante occupazionale, che poi è buona politica.
L’Azienda Sanitaria Locale non è stata presente e va coinvolta.
Contro una logica pregressa di compartimenti stagni che ha creato queste differenza sostanziali tra territori sia in termini di opportunità di servizio che occupazionali.
L’odissea della famiglia che gira per l’area, cambiando residenza in cerca di un servizio che possa rispondere adeguatamente ai bisogni del proprio figlio con disabilità, ci urla addosso e parla il linguaggio della sofferenza.
E ci chiede di chinare il capo per rialzalo soltanto al momento dell’impegno.

mercoledì 2 settembre 2009

5 settembre 2009, pomeriggio, a Bagaladi, si ragiona come programmare i servizi alla persona nell’Area Grecanica.

Spesso quando si promuove un evento convegnistico la prima reazione è negativa, ovvero monta su una percezione di fumo e chiacchiera ( chiacchiere e tabaccheri di lignu…) che avvolge l’evento di un’aura negativa e disfattista.
Forse eventi fumosi ce ne stanno, ma è sempre bene agire la conoscenza in luogo del pregiudizio. L’evento di sabato 5 settembre prossimo è, francamente, diverso. Perché?
Perché si incastona in un momento proattivo per i servizi sociali calabresi, in quanto il Piano Sociale regionale è all’approvazione in Consiglio. Ma ce ne dobbiamo ancora rendere conto.
Il convegno di sabato permette agli attori sociali di confrontarsi operativamente con gli attori istituzionali, che poi è l’essenza normativa.
Tutto questo per fare buoni servizi che rispondano ai bisogni sociali del cittadino.
È buono il momento di sabato perché dal lunedì successivo si può programmare.
Perché i cittadini devono conoscere i propri diritti e comprendere che il lavoro sociale è cambiato, nel senso che da una logica buonista volontaristica si è passati, per fortuna, ad un sistema organizzato e professionale.
Che dà lavoro perché senza lavoro si genera lo stesso disagio che vogliamo combattere.
Vi fareste mai operare da un medico la cui qualità conclamata è soltanto quella di essere un buon ragazzo e magari un pio uomo?
Lo stesso sistema di garanzia va richiesto nell’affidare il nonnino all’assistente domiciliare o il parente disabile all’accompagnatore.
Lo stesso devono fare gli Enti locali quando affidano i Servizi.
È buono il convegno di Bagaladi perché farà rete tra i Comuni , i cittadini e le Associazioni, dando il giusto protagonismo ad un Ente locale periferico ma carico di storia e di iniziative.
Oltre che di brava gente e buoni amministratori, compresi gli assenti che hanno tracciato la scia..
A volte partendo dall’esterno si arriva al cuore del problema.
Ed è esattamente quello che mi aspetto, sabato 5 settembre, alle ore 16.00, a Bagaladi, Provincia di Reggio Calabria.