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martedì 20 dicembre 2011

Natale non viene per tutti

Con le festività Natalizie, dal significato sovente fuorviato nella direzione consumistica, si acuiscono le differenze sociali.
Preferisco, nella fattispecie, chiamarle iniquità.
Faccio riferimento ai lavoratori del III settore convenzionati con l’Azienda Sanitaria Provinciale o gli Enti locali.
Per la cronaca, mentre il resto del mondo impiegatizio ha già percepito lo stipendio e la tredicesima mensilità, i lavoratori del III settore, i più fortunati naturalmente, sono fermi al mese di agosto 2011.
Altri non vedono emolumenti dal quasi un anno.
Si sprecano le considerazioni accessorie.
Il mercato si ferma a causa della capacità di acquisto ridotta, aumenta la morosità sui tributi, e quindi la capacità degli stessi Enti a produrre servizi cittadini.
È il cane che si morde la coda in un perverso giro dove il benessere è appannaggio di pochi.
Ma chi sono i lavoratori del III settore?
Si tratta di lavoratori dalla formazione specialistica e oserei dire piuttosto elevata nel settore dell’ assistenza e della riabilitazione che svolgono all’interno di contratti di lavoro, quasi sempre penalizzanti rispetto ai loro omologhi pubblici, servizi verso la popolazione più debole.
Intendo i disabili mentali, che assurgono agli onori della cultura nel momento in cui si celebra una ricorrenza, per poi finire nell’oblio multiplo, gli anziani, i disabili, che lottano tutti i giorni per trovare un varco sul marciapiede ostruito da addobbi di vario tipo, gli immigrati verso i quali utilizziamo il termine integrazione come se provenissero da un altro pianeta.
A queste cosiddette fasce deboli è attuale aggiungere gli operatori sociali del III settore, considerata la povertà d’innesto che in atto è elemento oggettivo e purtroppo significativo.
Entrando nel vivo della questio non si può dare per fisiologico il ritardo dei pagamenti delle forniture.
Gli operatori sanno che i pagamenti devono essere onorati al sessantesimo giorno, nelle more del recepimento della direttiva europea, tra qualche mese, che contrarrà tale termine a trenta giorni.
Leggi inascoltate da appendici dello stesso Stato che dovrebbe pretenderne il rispetto.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Quotidiane proteste, motivazione sotto cumuli di problematiche di carattere economico, abitudine.
Esattamente abitudine, perché la cosa peggiore in questo perverso stato di cose è esattamente quella di dare per fisiologico ciò che invece è patologico.
Allora stancamente tendo a concludere questo annoso e frustrante ragionamento con un appello alla cosiddetta società civile.
Non permettiamo che nel nostro contesto scompaia il socio sanitario, orgoglio della nostra Provincia sin dai rivoluzionari anni settanta e soprattutto affianchiamo partecipi i lavoratori nelle quotidiane lotte per i diritti sociali, i propri e quelli altrui.
Soltanto fornendo la giusta importanza ad un settore si potranno orientare le scelte politiche future verso un reale stato di diritto.
A tutti, per quanto possibile, Buon Natale.

Mario Alberti, nelle vesti, in questo caso, di Presidente cooperativa Rinascita e Forum del III settore Area Grecanica

lunedì 7 giugno 2010

Forti con i deboli e deboli con i forti



Si continua a registrare purtroppo, per quanto riguarda la problematica pagamenti delle cooperative ed associazioni in convenzione con l’Azienda Ospedaliera di Reggio Calabra, la solita insolvenza.
Le prestazioni nel campo psichiatrico sono svolte efficacemente e puntualmente dalle cooperative, lo stesso non si può dire dei pagamenti delle fatture, che l’ASP di Reggio non esegue con la corretta puntualità.
L’ultima fattura pagata da parte dell’Asp 5 è stata quella relativa al mese di dicembre 2009.
I mesi di ritardo a questo punto sono cinque, e corrispondono esattamente al credito che i soci e dipendenti vantano nei confronti della cooperative convenzionate.
Ovviamente se l’ASP non onora le prestazioni svolte con la fatturazione puntuale, le cooperative non si trovano in condizione di poter pagare i dipendenti.
Il servizio viene però effettuato con la solita professionalità e puntualità..ma fino a quando?
Fino a quando delle persone “fuori dal mercato” , in quanto economia debole nonostante la professionalità e la formazione posseduta, potranno reggere questo sistema?
Che è già al collasso.
È un problema annoso e sempre più aggravato dal lassismo delle Istituzioni che non intendono affrontare la problematica se non proponendo tagli, dai quali puntualmente le stesse rimangono fuori a conservare un privilegio di casta sempre più evidente.
È facile contrarre il debito, che non abbiamo certo generato noi cooperatori, non pagando le prestazioni.
Forti con i deboli e deboli con i forti, ecco il sistema in uso in questo momento nella nostra Azienda.
A meno che non sia questa crisi un preludio per privarsi, in barba a quanto sancito dalla legge 180 del 1978, dell’intervento sociale in psichiatria.
Nelle larghe maglie del Diritto e dei Doveri Istituzionali il manicomio, convitato di pietra in questa brutta storia, sta rientrando dalla porta di servizio.
È questo il mondo che vogliamo…

sabato 12 dicembre 2009

Il Capodoglio della Sanità

Prendo spunto dall’interessante dibattito tra persone oneste ed innamorate della propria terra e dei propri contesti lavorativi e politici, trasmesso su Melito TV qualche giorno fa, per intraprendere una breve riflessione.
Basata principalmente su tre punti.
In questo momento la nostra Sanità, come i capodogli di Foggia, si sta spiaggiando in situazioni dalle quali difficilmente potrà venir fuori.
Primo punto.
A pagare la contrazione della spesa, leggi ottimizzazione, sono decisamente le fasce deboli del settore.
Intendo gli operatori poco protetti, scoperti dalle corporazioni forti, come i medici sostituti di Guardia o in contrattisti ospedalieri ( infermieri, medici..)
Nessun Manager, che in altri Paesi Europei commisura i lauti guadagni con i risultati prodotti, e nel nostro caso sono gli stessi che ci hanno portato a questa progressiva distruzione, si trova a dover convivere con il precariato e la disoccupazione.
Non possono affermare lo stesso i trecentocinquanta medici che da oltre un decennio sostituivano i titolari presso le postazioni di Guardia Medica in zone non messe illegalmente a bando dalla Regione Calabria e né segnalate dalle Aziende Sanitarie. Alla faccia della programmazione.
Arrivederci e grazie.
Paga la fascia debole della popolazione.
Quella che ha necessità riabilitative ( la regione non paga da oltre un anno le prestazioni riabilitative effettuate presso i Centri convenzionati.)i disabili mentali, gli anziani che non trovano adeguati servizi di prevenzione territoriale utili a contrarre i ricoveri impropri, magari chiesti per ingiustificata paura di un sintomo o peggio ancora per solitudine.
Quanto costa una settimana di ricovero rispetto ad una postazione di Guardia Medica non sto certo ad evidenziarlo. È risaputo.
Secondo punto…. la qualità percepita del Servizio Pubblico, particolarmente in termini organizzativi.
Questa carenza, che esprimo attraverso l’esempio dei Centri unici di Prenotazione assolutamente inefficienti, spinge l’utenza verso il Privato.
Se lo scrivente, utente per un giorno, magari in cinta o con problematica deambulazione, trovandomi a fare un’odissea tra CUP allocati in una Sede e Strutture che devono poi eseguire le prestazioni, allocate dall’altra parte della città, dove rischio di arrivare, com’è accaduto a Reggio Calabria, quando lo stesso servizio ha chiuso i battenti, a quel punto cambio operatore.
Mi rivolgo alla Sanità Privata.
Il livello malevolmente percepito dalla popolazione nella nostra Sanità è assolutamente quello organizzativo.
Mettiamo quindi da parte sterili difese corporative ed interveniamo sui passaggi organizzativi dove l’utente non è assolutamente percepito come un cliente da fidelizzare, ma quasi come un optional.
Cambiando questa mentalità,evidentemente carente sul versante del marketing organizzativo, allora potrebbero venire giustamente apprezzate le potenzialità professionali che esistono nella Sanità Pubblica.
Terzo punto , la partecipazione del cittadino.
Non mi sento benevolo neanche verso l’utente, la Politica locale o le Organizzazioni di tutela.
Perché le inefficienza diventano voci di corridoio, ingigantite, personalizzate e rese becere dai modi e dalle mistificazioni?
Perché se il CUP non riesce a smaltire le richieste prima di tre ore non intervengono le Associazioni di Tutela, attraverso pubblica denuncia a chi Governa l’ASP, affinché rafforzi quel servizio che se funzionante permetterebbe una maggior erogazione di prestazioni pubbliche?
Questi sono ragionamenti senz’altro di basso profilo rispetto a politiche più elevate, le quali però ci hanno fino ad ora distrutto a sufficienza.
Ma è dal Servizio che dobbiamo partire se vogliamo far prendere il mare aperto al nostro agonizzante capodoglio chiamato Sanità Calabrese.

lunedì 29 giugno 2009

parliamo dello stesso mondo, della stessa terra, di Reggio e provincia ?

Aziende sanitarie e guardie mediche in esubero
Lunedì 29 Giugno 2009 09:22. fonte Strill.

di Enzo Vitale* - Oggi il lavoro non lo regala più nessuno: occorre che i giovani laureati se lo inventino o che sgomitino per addentarlo con la determinazione che solo pochi di loro hanno o, ancora,

che si accontentino di una precaria e mortificante sottoutilizzazione delle proprie competenze e professionalità. Colpa della crisi, certamente, ma anche di scelte universitarie sbagliate, di miraggi professionali, di miopi illusioni, di antiche frustrazioni familiari. Nel settore sanitario e nel Sud dell’Italia questa è una storia che dura da almeno sei lustri: a fronte di una cronica carenza di personale infermieristico qualificato (non certo di barellieri passati di qualifica o, peggio, di addetti alle pulizie promossi in corsia), le università hanno sfornato coorti di giovani medici solo parzialmente formati e comunque inevitabilmente destinati alla disoccupazione. È il mercato che detta le regole e che punisce i responsabili di scelte sbagliate o di aver intrapreso un percorso vocazionale non sufficientemente supportato. Ma quando il mercato lo fa la politica, allora tutto è possibile: si falsano le regole e, se il lavoro non c’è, lo si inventa. Ma questa non è un’invenzione produttiva, come quella di chi si industria per sbarcare il lunario in tempi di crisi e disoccupazione: è un’invenzione di lavoro parassitaria che spreme risorse pubbliche distogliendole da usi migliori, che ingigantisce o addirittura crea dal nulla bisogni inesistenti da soddisfare con assunzioni mirate. Una delle cause del dissesto della sanità calabrese, significativa di un certo modo fallimentare di operare al di fuori delle logiche di mercato, è stata la sistemazione clientelare di personale medico non qualificato in posizioni lavorative di malinconica sottoutilizzazione. Mi riferisco non solo alla creazione di reparti ospedalieri destinati a una desolante penuria di utilizzatori o agli inutili sdoppiamenti di divisioni, ma anche alla proliferazione incontrollata di quelle postazioni di guardia medica che oggi si tenta di sopprimere. I 17 funzionari e manager dell’Asl di Locri (chiamati dalla magistratura a risarcire il danno erariale prodotto nell’agevolare con trasferimenti mirati ancorché funzionalmente inutili 80 medici, già peraltro beneficiati di assunzione in postazioni di guardia medica numericamente potenziate ad hoc) sono solo la punta di un iceberg che rischia di far fare alla sanità calabrese la fine del Titanic. La disoccupazione medica non può pesare sulle tasche dei contribuenti con il mantenimento di posti di lavoro che non hanno una giustificazione di mercato: in tempi di crisi occorre tirar la cinghia e, come pagano sulle loro pelle altre categorie di lavoratori (magari meno griffate ma con la stessa dignità: il lavoro, qualunque esso sia, deve avere pari chance di essere difeso) così anche il lavoro medico deve ridimensionarsi su standard numerici più aderenti alle esigenze del mercato e adeguarsi alle reali possibilità di bilancio.
*Presidente Fondazione Mediterranea

è obbligo che a ciò si risponda.

Da operatore sociale, dilettante dell’informazione ed opinione,cittadino attivo, mi sconcerta quanto letto in serata dalle vostra pagine, ovvero la comunicazione del sig. Vitale, Presidente delle Fondazione Mediterranea.
Vorrei conoscere come si può inventare il lavoro, per un medico, a Reggio Calabria e provincia.
Occorrono le convenzioni per fare il medico di famiglia ed il pediatra, i concorsi per lavorare in ospedale, i cromosomi per potersi specializzare.
Chi non possiede tutto questo può soltanto indossar il camice e sfilare di fronte allo specchio!
Sono indeciso se ritenere le sua comunicazione fortemente e dolosamente offensiva nei confronti di chi dopo anni di precariato, come i sostituti di Guardia Medica destinati, dal primo luglio prossimo alla disoccupazione, a causa della mancata pubblicazione di zone carenti da parte dell’ASP da oltre dieci anni, oppure frutto di astrazione metafisica dal mondo reale che non determina una completa visione di un disagio causato da una classe dirigente pusillanime e rea di non aver programmato adeguatamente una risposta esaustiva ai bisogni dei cittadini.
Ricordo, al sig. Vitale, che le postazioni di Continuità Assistenziale alla loro chiusura otterranno soltanto l’aver annullato i livelli essenziali d’assistenza per alcune popolazioni, ridotto alla disoccupazione un numero considerevole di professionisti di mezza età, e delegittimato il ruolo dei Sindaci, ufficiali di governo in materia di Sanità.
E dello stresso Governatore.
Sulle tasche dei contribuenti pesa l’improduttività dei servizi, le miopi e profumate gestioni e gli imboscamenti dietro scrivanie di potere.
Non pesa il medico umile e disponibile che veglia quando tutti dormono.
La giustificazione di mercato è data da un rapporto infausto tra medico in servizio e pazienti, spesso oltre quanto stabilito dall’Accordo Collettivo.
Mi chiedo e le chiedo se la mortificazione dei servizi di prossimità, come la continuità assistenziale, già ridotti oltre i limiti dettati dal rispetto dell’art. 23 della costituzione, possa risanare la Sanità calabrese.
Ricordo che la cinghia la tireranno i disoccupati ed i pazienti ed insieme a loro i mercati, che lei cita. Sarà forse questa la strada per lo sviluppo della nostra area?

giovedì 25 giugno 2009

Medici, Pazienti, Generali e Colonnelli

Ciò che sta accedendo in questi giorni ha semplicemente dell’assurdo. Mi riferisco ai risvolti politico istituzionali che avvolgono come spire il sistema democratico della nostra regione.

La chiusura delle postazione di Guardia Medica non la vuole nessuno.

Pur disdegnando l’opinione “di parte “ dei perdente posto, portatori di interesse personale, dell’intervento dell’ordine dei Medici preoccupato della caduta dei livelli di assistenza e della dignità professionale dei propri iscritti, dei cittadini rei di pensare alla propria salute, dei sindaci che sanno di essere i garanti della salute dei propri cittadini, quello che adesso mi preoccupa è il disprezzo da parte della Commissione Straordinaria dell’Asp delle Istituzioni politiche locali.

Picche è stato risposto ai Sindaci coraggio, compatti come non mai, che scioglieranno la conferenza alla chiusura delle Guardie.

Altrettanto al Governatore Loiero, che in un estremo tentativo di ricomposizione ha ricevuto soltanto promesse di fermale l’accetta, già partita e senza retromarcia.

Ricordiamo che la chiusura avviene per una interpretazione dolosamente errata del rapporto che prevede un medico incaricato ogni 3500 abitanti.

Rapportando a 4 medici in forze alla postazione i conti tornano.

Ma i medici sono in turno uno per volta, e quandi il rapporto, ad esempio, per quanto riguarda la postazione di Melito, è di uno a circa 18.000 abitanti tra residenti, domiciliati e migranti. ( Melito, Roghudi e San Lorenzo Marina).

Ma voglio centrare l’attenzione su quanto in premessa, ovvero l’esercizio esagerato dei poteri da parte del Commissario Straordinario.

Se formalmente è vero che la Commissione dipende dal Governo, il non aver tenuto conto di quanto richiesto dagli Enti locali e Regionali è di una gravità inaudita, di portata Istituzionale estremamente seria in una democrazia occidentale.

Mi voglio augurare che nelle prossime ore il Governo Centrale guardi giù, in fondo in fondo allo stivale, e finalmente si renda conto che la provincia di Reggio Calabria sta assomigliando sempre più al Cile degli anni 70 intervenendo per riprendere la palese violazione della Carta Costituzionale, in particolar eil diritto alla salute ( art.32) che sta avvenendo da queste parti.

venerdì 16 gennaio 2009

Insana sanità

Costituzione italiana: articolo 32. La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività.
In buona sostanza significa che la Repubblica, attraverso interventi operativi, politici, economici, garantisce ai cittadini il diritto alle cure. La Costituzione fa sessant’anni e ciò non accade, i terminali della Repubblica, ovvero chi governa in modo decentrato, ma mettiamoci pure chi deve eseguire il mandato, spesso dimentica questo sublime articolo.
L’insania è data dalla assoluta mancanza di tutela del cittadino di fronte alla malattia, evento spiacevole quanto ineluttabile.
File interminabili, Centri di prenotazione che propongono contatti diretti con i sanitari, se conosciuti, per “fare prima”, Medicina Generale poco disponibile alle visite domiciliari, Psichiatria matta, uffici ingolfati di medici a timbrare chissà cosa come fossero alle Poste Italiane, dove forse non timbrano più, prevenzione così complicata che il paziente preferisce rischiare la malattia che ammalarsi dietro a file, prenotazioni, arroganze perpetrate dai regnanti dello sportello, varie inefficienze… e chi più ne ha ne metta!
Ed allora senti cosa fo?
Tagliamo tutto!
meno le teste dei responsabili di questo sfascio, ben salde anche se poco funzionanti. Meno dei loro Primariati e Dirigenze, solide e trasferibili da qualsiasi parte. Meno dei loro solidi e robusti stipendi coccolati dalle Banche, perché buoni investitori.
Allora si chiudano pure gli Ospedali piccoli, le Guardie Mediche, forse unico presidio di prossimità per il cittadino, si taglino i fondi per la ricerca, si avvolgano gli operatori nel precariato, si buttino in mezza ad una strada i lavoratori in convenzione, si contraggano le Università…..tanto i Baroni restano,
Così non esistendo l’intervento non esisterà più la malattia, e l’unico ammalato, grave e incurabile, sarà la nostra Sanità!

venerdì 17 ottobre 2008

incontro del prossimo lunedì 20 ottobre 2008

Come dipendenti del settore della cooperazione sociale ci siamo stancati di attendere le fumate di vario colore che si susseguono dai Palazzi del Potere. Ci troviamo di fronte alla reale impossibilità di poter vivere il quotidiano, onorare le pendenze finanziarie in essere, immaginare un futuro sereno per le nostre famiglie.
Alle prestazioni rese con puntualità e professionalità a tutt’oggi non corrisponde una puntuale rimessa da parte dell’Azienda Sanitaria, in arretrato di oltre tre mesi. Questo, oltre ad incidere sulle personale tranquillità di ogni dipendente o collaboratore, rende difficile ipotizzare, per il settore, spazi d’innovazione ed aperture verso nuovi ambiti e servizi.
Un servizio alla persona invece deve necessariamente nutrirsi di progettazione, crescita ed evoluzione, oltre che di stabilizzazione dell’esistente, la cui efficacia è indiscutibile e visibile anche dal cittadino medio.
Il settore socio – sanitario è un lampante esempio di quanto affermato, visto la naturale mutazione della società e dei suoi bisogni, le nuove emergenze ( dipendenze , psichiatria adolescenziale…), l’innesto del disagio derivato da contrazione o sospensione del reddito anche per il ceto medio.
Purtroppo i dipendenti della cooperazione, permanendo questo stato di cose presso la nostra ASP, rischiano di trovarsi da qui a poco, per chi non lo fosse già, in quest’ultima condizione.
Adesso la sensazione di avvicinarci al fondo è concreta.
Lunedì prossimo, 20 ottobre, alle 18.00, a Melito di Porto Salvo, presso la Sala consiliare del Comune messa a disposizione dall’Amministrazione, i dipendenti della cooperazione si incontreranno per stabilire ulteriori forme di esposizione della problematica.
Si chiede ampia visibilità alla presente intesa come indicatore di un già allarme sociale, che le Istituzioni, per la portata che sta raggiungendo, non possono e non devono più ignorare.

domenica 12 ottobre 2008

E se domani….

Tutte le cooperative sociali, l’Ospedalità privata, la diagnostica accreditata, i servizi sociali resi in convenzione, insomma tutte queste tipologie di servizi…..impossibilitate a pagare i dipendenti pur vantando crediti sufficienti per viver dignitosamente e continuare il servizio reso, chiudessero battenti, cosa accadrebbe nel nostro martoriato reggino?
Non ci vuole la palla di vetro per intravedere una serie infinita di posti di lavoro, penso almeno 1000, nutrire di nuova linfa la belva del disagio sociale.
Intorno a questi sfortunati cittadini esiste un mercato che si vedrebbe quantomeno contrarre i ricavi, dovuti all’assenza del potere d’acquisto. E se queste aziende chiudessero i battenti anche loro?
O nella “migliore” dell’ipotesi riducessero il personale? ( dietro ogni “riduzione” c’è sempre il dramma di un essere umano e della sua famiglia)
E l’utenza, vogliamo provare ad intravederla nella nostra famosa palla di vetro? Anzi, lasciamo stare la palla di vetro e guardiamoci attorno settore per settore.
File interminabili, intasamento dei servizi pubblici già congestionati di suo a causa dall’assenza del sillogismo produco - guadagno che invece alberga nei servizi privati, che per esistere devono necessariamente fornire standard elevati all’utenza.
I tre mesi canonici da CUP diventerebbero tre anni!
Ed il settore psichiatrico e della riabilitazione? Pensiamo alla chiusura dei servizi, con dimissione e relativa diaspora dei pazienti verso altri luoghi, generalmente fuori sede.
Vige in Calabria la gestione combinata dei servizi psichiatrici, che prevede l’aspetto riabilitativo affidato al terzo settore.
Se questo scomparisse, che servizio sarà reso ad una utenza “speciale” che non vive di solo pane e cure, ma anche di attività finalizzate alla socializzazione, alle abilità personali ed alla qualità della vita che per centinaia di anni gli è stata inibita?
E la riabilitazione, specie quella intensiva, magari rivolta a bambini in età pediatrica? A quali attese verrebbe sottoposta? Quanta disabilità non troverebbe risposta se non fuori sede, con ulteriori spese per la nostra Regione?
Qui si brucia il presente di tanti lavoratori, ed futuro di molti giovani costretti, guardandosi attorno, a scappare o a colludere.
Così combattiamo la mafia ed il malaffare? Così risaniamo lo sfascio? Producendone altro di portata cosmica. Una seria programmazione deve partire dalle eccellenza che si possiedono e non penalizzare le “voci deboli” del settore che per contro effettuano forse i servizi più qualificati ed efficaci.
e se domani fosse già oggi?

mercoledì 8 ottobre 2008

ALL' OVEST NIENTE DI NUOVO

neanche all'Est.
A tutt'oggi non arrivano dall'ASP 5 notizie confortanti sul versante del pagamento delle rimesse dovute agli Enti accreditati per prestazioni fornite. Tutt'altro.
Recenti notizie affermano che non si prevede alcuno sblocco per mancanza di fondi.
I servizi però sono resi con puntualità ed efficenza.
E' giunto il momento di scendere in piazza affinchè il "caso ASP 5" non diventi il solito dramma tra le mura di casa.

venerdì 3 ottobre 2008

il primo passo...

stasera, 3 ottobre, i dipendenti della cooperativa Rinascita Alberti, Romeo, Esposito, Laganà e Sgro hanno indetto una conferenza stampa, presenti i corrispondenti di Strill, L'Ora di Calabria, Il Quotidiano e la Gazzetta del Sud, per denunciare i gravi ritardi dell'ASP nel pagamento delle rette dovute per le prestazioni relative alle Strutture Psichiatriche.
Domenica su questi quotidiani sarà visibile l'articolo.

mercoledì 1 ottobre 2008

NON C'E' NIENTE PER LA GATTA

NON C'E' NIENTE PER LA GATTA.
RICEVO LA NOTIZIA CHE L'ASP AFFERMA DI NON AVERE I SOLDI PER PAGARE I DIPENDENTI DELLE COOPERATIVE IN REGIME DI CONVENZIONE.
STA SCOCCANDO IL TERZO MESE.
L'ASSURDO E' DATO DAL CONTRALTARE IN TERMINI DI OCCUPAZIONE CHE QUESTA AZIENDE FORNISCONO AL TERRITORIO.
LA MIA AZIENDA OCCUPA 64 DIPENDENTI E 20 COLLABORATORI, PER UN TOTALE DI 84 PERSONE.
HO RAGIONE DI RITENERE CHE ALTRE CINQUE COOPERATIVE SOCIALI,OPERANTI COME NOI, CON UNA MEDIA DI 40 DIPENDENTI, PORTA IL NUMERO DEGLI OCCUPATI A QUASI TRECENTO PERSONE.
CHE NON E'POCO.
E QUINDI, DI QUESTA GENTE CHE NE VOGLIAMO FARE? TUTTI SOTTO UN PONTE, MAGARI CI FOSSERO!
NUOVI CLOCHARD? ASPIRANTI DEVIANTI! CARNE PER NDRINE?
QUESTO, CARO GENERALE, SE GUARDA CON ATTENZIONE, C'E' DIETRO LA COLLINA!

oggi e non domani vogliamo il pane quotidiano!

ancora dobbiamo assistere all'annoso problema dei ritardi dell'emissione delle fatture, da parte dell'ASP 5, relative alle prestazioni svolte dal terzo settore in sanità.
Questa ingiustificata situazione porta un ammontare di competenze arretrate, dovute a mancata emissione dei compensi, per le prestazioni di pubblica utilità effettuate,pari a circa tre mesi, quindi tre stipendi.
Non si salva così la Sanità calabrese!
Non si salva sulla pelle di chi, con costi pari ad un quarto rispetto al servizio esclusivamente pubblico,effettua servizi di qualità estrema ( basta leggere i quotidiani) vivendo in situazioni economiche precarie e, in molti casi, disastrose.
Gli stessi ritardi non avvengono per i super - manager che da decenni si avvicendano presso l'ASP, con deboli risultati.
A questa problematica si aggiunge il mancato riconoscimento, da parte dell'Azienda del lavoro svolto, e quindi la richiesta di requisiti per essere accreditati che sarebbe opportuno che vengano chiesti ad altri servizi, magari pubblici.
Che fare?
Certamente continuare a fornire ed elevare sempre più il livello delle prestazioni, perchè l'utenza, spesso anello debole, non c'entra nulla, e va preservata.
Negoziare ma nello stesso tempo rivendicare i propri diritti.
Altro che Repubblica fondata sul lavoro.
E ricordare ai nostri "signori e padroni" di darci oggi, e non domani, il nostro pane quotidiano.