Come dipendenti del settore della cooperazione sociale ci siamo stancati di attendere le fumate di vario colore che si susseguono dai Palazzi del Potere. Ci troviamo di fronte alla reale impossibilità di poter vivere il quotidiano, onorare le pendenze finanziarie in essere, immaginare un futuro sereno per le nostre famiglie.
Alle prestazioni rese con puntualità e professionalità a tutt’oggi non corrisponde una puntuale rimessa da parte dell’Azienda Sanitaria, in arretrato di oltre tre mesi. Questo, oltre ad incidere sulle personale tranquillità di ogni dipendente o collaboratore, rende difficile ipotizzare, per il settore, spazi d’innovazione ed aperture verso nuovi ambiti e servizi.
Un servizio alla persona invece deve necessariamente nutrirsi di progettazione, crescita ed evoluzione, oltre che di stabilizzazione dell’esistente, la cui efficacia è indiscutibile e visibile anche dal cittadino medio.
Il settore socio – sanitario è un lampante esempio di quanto affermato, visto la naturale mutazione della società e dei suoi bisogni, le nuove emergenze ( dipendenze , psichiatria adolescenziale…), l’innesto del disagio derivato da contrazione o sospensione del reddito anche per il ceto medio.
Purtroppo i dipendenti della cooperazione, permanendo questo stato di cose presso la nostra ASP, rischiano di trovarsi da qui a poco, per chi non lo fosse già, in quest’ultima condizione.
Adesso la sensazione di avvicinarci al fondo è concreta.
Lunedì prossimo, 20 ottobre, alle 18.00, a Melito di Porto Salvo, presso la Sala consiliare del Comune messa a disposizione dall’Amministrazione, i dipendenti della cooperazione si incontreranno per stabilire ulteriori forme di esposizione della problematica.
Si chiede ampia visibilità alla presente intesa come indicatore di un già allarme sociale, che le Istituzioni, per la portata che sta raggiungendo, non possono e non devono più ignorare.
venerdì 17 ottobre 2008
incontro del prossimo lunedì 20 ottobre 2008
ALBERTI, RINASCITA,SALUTE MENTALE
ASP 5,
Comune di Melito P.S.,
Cooperative Sociali,
Mario Alberti
domenica 12 ottobre 2008
E se domani….
Tutte le cooperative sociali, l’Ospedalità privata, la diagnostica accreditata, i servizi sociali resi in convenzione, insomma tutte queste tipologie di servizi…..impossibilitate a pagare i dipendenti pur vantando crediti sufficienti per viver dignitosamente e continuare il servizio reso, chiudessero battenti, cosa accadrebbe nel nostro martoriato reggino?
Non ci vuole la palla di vetro per intravedere una serie infinita di posti di lavoro, penso almeno 1000, nutrire di nuova linfa la belva del disagio sociale.
Intorno a questi sfortunati cittadini esiste un mercato che si vedrebbe quantomeno contrarre i ricavi, dovuti all’assenza del potere d’acquisto. E se queste aziende chiudessero i battenti anche loro?
O nella “migliore” dell’ipotesi riducessero il personale? ( dietro ogni “riduzione” c’è sempre il dramma di un essere umano e della sua famiglia)
E l’utenza, vogliamo provare ad intravederla nella nostra famosa palla di vetro? Anzi, lasciamo stare la palla di vetro e guardiamoci attorno settore per settore.
File interminabili, intasamento dei servizi pubblici già congestionati di suo a causa dall’assenza del sillogismo produco - guadagno che invece alberga nei servizi privati, che per esistere devono necessariamente fornire standard elevati all’utenza.
I tre mesi canonici da CUP diventerebbero tre anni!
Ed il settore psichiatrico e della riabilitazione? Pensiamo alla chiusura dei servizi, con dimissione e relativa diaspora dei pazienti verso altri luoghi, generalmente fuori sede.
Vige in Calabria la gestione combinata dei servizi psichiatrici, che prevede l’aspetto riabilitativo affidato al terzo settore.
Se questo scomparisse, che servizio sarà reso ad una utenza “speciale” che non vive di solo pane e cure, ma anche di attività finalizzate alla socializzazione, alle abilità personali ed alla qualità della vita che per centinaia di anni gli è stata inibita?
E la riabilitazione, specie quella intensiva, magari rivolta a bambini in età pediatrica? A quali attese verrebbe sottoposta? Quanta disabilità non troverebbe risposta se non fuori sede, con ulteriori spese per la nostra Regione?
Qui si brucia il presente di tanti lavoratori, ed futuro di molti giovani costretti, guardandosi attorno, a scappare o a colludere.
Così combattiamo la mafia ed il malaffare? Così risaniamo lo sfascio? Producendone altro di portata cosmica. Una seria programmazione deve partire dalle eccellenza che si possiedono e non penalizzare le “voci deboli” del settore che per contro effettuano forse i servizi più qualificati ed efficaci.
e se domani fosse già oggi?
Non ci vuole la palla di vetro per intravedere una serie infinita di posti di lavoro, penso almeno 1000, nutrire di nuova linfa la belva del disagio sociale.
Intorno a questi sfortunati cittadini esiste un mercato che si vedrebbe quantomeno contrarre i ricavi, dovuti all’assenza del potere d’acquisto. E se queste aziende chiudessero i battenti anche loro?
O nella “migliore” dell’ipotesi riducessero il personale? ( dietro ogni “riduzione” c’è sempre il dramma di un essere umano e della sua famiglia)
E l’utenza, vogliamo provare ad intravederla nella nostra famosa palla di vetro? Anzi, lasciamo stare la palla di vetro e guardiamoci attorno settore per settore.
File interminabili, intasamento dei servizi pubblici già congestionati di suo a causa dall’assenza del sillogismo produco - guadagno che invece alberga nei servizi privati, che per esistere devono necessariamente fornire standard elevati all’utenza.
I tre mesi canonici da CUP diventerebbero tre anni!
Ed il settore psichiatrico e della riabilitazione? Pensiamo alla chiusura dei servizi, con dimissione e relativa diaspora dei pazienti verso altri luoghi, generalmente fuori sede.
Vige in Calabria la gestione combinata dei servizi psichiatrici, che prevede l’aspetto riabilitativo affidato al terzo settore.
Se questo scomparisse, che servizio sarà reso ad una utenza “speciale” che non vive di solo pane e cure, ma anche di attività finalizzate alla socializzazione, alle abilità personali ed alla qualità della vita che per centinaia di anni gli è stata inibita?
E la riabilitazione, specie quella intensiva, magari rivolta a bambini in età pediatrica? A quali attese verrebbe sottoposta? Quanta disabilità non troverebbe risposta se non fuori sede, con ulteriori spese per la nostra Regione?
Qui si brucia il presente di tanti lavoratori, ed futuro di molti giovani costretti, guardandosi attorno, a scappare o a colludere.
Così combattiamo la mafia ed il malaffare? Così risaniamo lo sfascio? Producendone altro di portata cosmica. Una seria programmazione deve partire dalle eccellenza che si possiedono e non penalizzare le “voci deboli” del settore che per contro effettuano forse i servizi più qualificati ed efficaci.
e se domani fosse già oggi?
ALBERTI, RINASCITA,SALUTE MENTALE
ASP 5,
Mario Alberti,
Reggio Calabria,
Terzo Settore
mercoledì 8 ottobre 2008
ALL' OVEST NIENTE DI NUOVO
neanche all'Est.
A tutt'oggi non arrivano dall'ASP 5 notizie confortanti sul versante del pagamento delle rimesse dovute agli Enti accreditati per prestazioni fornite. Tutt'altro.
Recenti notizie affermano che non si prevede alcuno sblocco per mancanza di fondi.
I servizi però sono resi con puntualità ed efficenza.
E' giunto il momento di scendere in piazza affinchè il "caso ASP 5" non diventi il solito dramma tra le mura di casa.
A tutt'oggi non arrivano dall'ASP 5 notizie confortanti sul versante del pagamento delle rimesse dovute agli Enti accreditati per prestazioni fornite. Tutt'altro.
Recenti notizie affermano che non si prevede alcuno sblocco per mancanza di fondi.
I servizi però sono resi con puntualità ed efficenza.
E' giunto il momento di scendere in piazza affinchè il "caso ASP 5" non diventi il solito dramma tra le mura di casa.
ALBERTI, RINASCITA,SALUTE MENTALE
ASP 5,
Cooperative Sociali,
Mario Alberti,
Massimo Cetola
credo e quindi insegno...
leggo da Repubblica e pubblico un estratto:
"BRUXELLES - In Italia per diventare insegnante di religione, anche in una scuola pubblica, bisogna ottenere il via libera del vescovo. Una prassi in vigore dai Patti lateranensi del 1929 ma entrata in collisione con le regole europee che vietano qualsiasi forma di discriminazione in ragione del credo religioso di un lavoratore. E per vederci chiaro Bruxelles ha aperto un dossier e inviato una richiesta di informazioni al governo Berlusconi.
Il caso nasce da una denuncia alla Commissione europea promossa dal deputato radicale Maurizio Turco, dall'avvocato Alessandro Nucara e dal fiscalista Carlo Pontesilli. Le accuse del pool radicale sono molto precise e si fondano sulle regole cardine dell'Unione europea. Afferma infatti la direttiva comunitaria del 2000 contro la discriminazione che un lavoratore non può essere discriminato per ragioni "fondate sulla religione".
Ma c'è di più, visto che la parità di trattamento a prescindere dalla confessione è garantita anche dalla Dichiarazione universale dell'Onu, richiamata dal Trattato di Maastricht, e dalla Convenzione europea sui diritti dell'uomo. E, a quanto sembra, la regola in vigore da ottant'anni e confermata nel 1985 in seguito al rinnovo dei Patti firmato da Bettino Craxi va in un'altra direzione.
L'avallo vescovile, è la tesi radicale, rappresenta infatti una violazione delle regole comunitarie."
Quindi per insegnare religione, e non catechizzare, bisogna trovarsi nelle grazie del Vescovo.
Sarà difficile per un ateo esserci.
Quindi è una palese discriminazione che ci pone sempre più ai margini dell'Europa modernista.
Queste norme, come il mancato riconoscimento delle unioni di fatto o i vincoli alla procreazione assistita, mi pongono un dubbio:
cos'è il Vaticano, quello statarello nel cuore di Roma capitale o quello stato sovrano potente e conservatore con attorno un feudo a forma di stivale?
"BRUXELLES - In Italia per diventare insegnante di religione, anche in una scuola pubblica, bisogna ottenere il via libera del vescovo. Una prassi in vigore dai Patti lateranensi del 1929 ma entrata in collisione con le regole europee che vietano qualsiasi forma di discriminazione in ragione del credo religioso di un lavoratore. E per vederci chiaro Bruxelles ha aperto un dossier e inviato una richiesta di informazioni al governo Berlusconi.
Il caso nasce da una denuncia alla Commissione europea promossa dal deputato radicale Maurizio Turco, dall'avvocato Alessandro Nucara e dal fiscalista Carlo Pontesilli. Le accuse del pool radicale sono molto precise e si fondano sulle regole cardine dell'Unione europea. Afferma infatti la direttiva comunitaria del 2000 contro la discriminazione che un lavoratore non può essere discriminato per ragioni "fondate sulla religione".
Ma c'è di più, visto che la parità di trattamento a prescindere dalla confessione è garantita anche dalla Dichiarazione universale dell'Onu, richiamata dal Trattato di Maastricht, e dalla Convenzione europea sui diritti dell'uomo. E, a quanto sembra, la regola in vigore da ottant'anni e confermata nel 1985 in seguito al rinnovo dei Patti firmato da Bettino Craxi va in un'altra direzione.
L'avallo vescovile, è la tesi radicale, rappresenta infatti una violazione delle regole comunitarie."
Quindi per insegnare religione, e non catechizzare, bisogna trovarsi nelle grazie del Vescovo.
Sarà difficile per un ateo esserci.
Quindi è una palese discriminazione che ci pone sempre più ai margini dell'Europa modernista.
Queste norme, come il mancato riconoscimento delle unioni di fatto o i vincoli alla procreazione assistita, mi pongono un dubbio:
cos'è il Vaticano, quello statarello nel cuore di Roma capitale o quello stato sovrano potente e conservatore con attorno un feudo a forma di stivale?
ALBERTI, RINASCITA,SALUTE MENTALE
Mario Alberti,
Religione,
Roma,
Vaticano,
Vescovo
venerdì 3 ottobre 2008
il primo passo...
stasera, 3 ottobre, i dipendenti della cooperativa Rinascita Alberti, Romeo, Esposito, Laganà e Sgro hanno indetto una conferenza stampa, presenti i corrispondenti di Strill, L'Ora di Calabria, Il Quotidiano e la Gazzetta del Sud, per denunciare i gravi ritardi dell'ASP nel pagamento delle rette dovute per le prestazioni relative alle Strutture Psichiatriche.
Domenica su questi quotidiani sarà visibile l'articolo.
Domenica su questi quotidiani sarà visibile l'articolo.
ALBERTI, RINASCITA,SALUTE MENTALE
ASP 5,
Calabria Ora,
Gazzetta del Sud,
Mario Alberti,
Quotidiano,
Rinascita Onlus,
Still
mercoledì 1 ottobre 2008
NON C'E' NIENTE PER LA GATTA
NON C'E' NIENTE PER LA GATTA.
RICEVO LA NOTIZIA CHE L'ASP AFFERMA DI NON AVERE I SOLDI PER PAGARE I DIPENDENTI DELLE COOPERATIVE IN REGIME DI CONVENZIONE.
STA SCOCCANDO IL TERZO MESE.
L'ASSURDO E' DATO DAL CONTRALTARE IN TERMINI DI OCCUPAZIONE CHE QUESTA AZIENDE FORNISCONO AL TERRITORIO.
LA MIA AZIENDA OCCUPA 64 DIPENDENTI E 20 COLLABORATORI, PER UN TOTALE DI 84 PERSONE.
HO RAGIONE DI RITENERE CHE ALTRE CINQUE COOPERATIVE SOCIALI,OPERANTI COME NOI, CON UNA MEDIA DI 40 DIPENDENTI, PORTA IL NUMERO DEGLI OCCUPATI A QUASI TRECENTO PERSONE.
CHE NON E'POCO.
E QUINDI, DI QUESTA GENTE CHE NE VOGLIAMO FARE? TUTTI SOTTO UN PONTE, MAGARI CI FOSSERO!
NUOVI CLOCHARD? ASPIRANTI DEVIANTI! CARNE PER NDRINE?
QUESTO, CARO GENERALE, SE GUARDA CON ATTENZIONE, C'E' DIETRO LA COLLINA!
RICEVO LA NOTIZIA CHE L'ASP AFFERMA DI NON AVERE I SOLDI PER PAGARE I DIPENDENTI DELLE COOPERATIVE IN REGIME DI CONVENZIONE.
STA SCOCCANDO IL TERZO MESE.
L'ASSURDO E' DATO DAL CONTRALTARE IN TERMINI DI OCCUPAZIONE CHE QUESTA AZIENDE FORNISCONO AL TERRITORIO.
LA MIA AZIENDA OCCUPA 64 DIPENDENTI E 20 COLLABORATORI, PER UN TOTALE DI 84 PERSONE.
HO RAGIONE DI RITENERE CHE ALTRE CINQUE COOPERATIVE SOCIALI,OPERANTI COME NOI, CON UNA MEDIA DI 40 DIPENDENTI, PORTA IL NUMERO DEGLI OCCUPATI A QUASI TRECENTO PERSONE.
CHE NON E'POCO.
E QUINDI, DI QUESTA GENTE CHE NE VOGLIAMO FARE? TUTTI SOTTO UN PONTE, MAGARI CI FOSSERO!
NUOVI CLOCHARD? ASPIRANTI DEVIANTI! CARNE PER NDRINE?
QUESTO, CARO GENERALE, SE GUARDA CON ATTENZIONE, C'E' DIETRO LA COLLINA!
ALBERTI, RINASCITA,SALUTE MENTALE
ASP 5,
Mario Alberti,
Massimo Cetola,
Rinascita Onlus
oggi e non domani vogliamo il pane quotidiano!
ancora dobbiamo assistere all'annoso problema dei ritardi dell'emissione delle fatture, da parte dell'ASP 5, relative alle prestazioni svolte dal terzo settore in sanità.
Questa ingiustificata situazione porta un ammontare di competenze arretrate, dovute a mancata emissione dei compensi, per le prestazioni di pubblica utilità effettuate,pari a circa tre mesi, quindi tre stipendi.
Non si salva così la Sanità calabrese!
Non si salva sulla pelle di chi, con costi pari ad un quarto rispetto al servizio esclusivamente pubblico,effettua servizi di qualità estrema ( basta leggere i quotidiani) vivendo in situazioni economiche precarie e, in molti casi, disastrose.
Gli stessi ritardi non avvengono per i super - manager che da decenni si avvicendano presso l'ASP, con deboli risultati.
A questa problematica si aggiunge il mancato riconoscimento, da parte dell'Azienda del lavoro svolto, e quindi la richiesta di requisiti per essere accreditati che sarebbe opportuno che vengano chiesti ad altri servizi, magari pubblici.
Che fare?
Certamente continuare a fornire ed elevare sempre più il livello delle prestazioni, perchè l'utenza, spesso anello debole, non c'entra nulla, e va preservata.
Negoziare ma nello stesso tempo rivendicare i propri diritti.
Altro che Repubblica fondata sul lavoro.
E ricordare ai nostri "signori e padroni" di darci oggi, e non domani, il nostro pane quotidiano.
Questa ingiustificata situazione porta un ammontare di competenze arretrate, dovute a mancata emissione dei compensi, per le prestazioni di pubblica utilità effettuate,pari a circa tre mesi, quindi tre stipendi.
Non si salva così la Sanità calabrese!
Non si salva sulla pelle di chi, con costi pari ad un quarto rispetto al servizio esclusivamente pubblico,effettua servizi di qualità estrema ( basta leggere i quotidiani) vivendo in situazioni economiche precarie e, in molti casi, disastrose.
Gli stessi ritardi non avvengono per i super - manager che da decenni si avvicendano presso l'ASP, con deboli risultati.
A questa problematica si aggiunge il mancato riconoscimento, da parte dell'Azienda del lavoro svolto, e quindi la richiesta di requisiti per essere accreditati che sarebbe opportuno che vengano chiesti ad altri servizi, magari pubblici.
Che fare?
Certamente continuare a fornire ed elevare sempre più il livello delle prestazioni, perchè l'utenza, spesso anello debole, non c'entra nulla, e va preservata.
Negoziare ma nello stesso tempo rivendicare i propri diritti.
Altro che Repubblica fondata sul lavoro.
E ricordare ai nostri "signori e padroni" di darci oggi, e non domani, il nostro pane quotidiano.
ALBERTI, RINASCITA,SALUTE MENTALE
ASP 5,
Mario Alberti,
Rinascita Onlus
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